Roma in rima - Sonetti e poesie in romanesco di Stefano Agostino

I sonetti romani,Romanamente

6 Settembre 2012

Che fatica ricomincià

Che fatica ricomincià

***

Ricarburà ar rientro quant’è dura,

riprenne er ritmo giusto quotidiano,

ce vò ‘no sforzo ch’ha der sovrumano

e in più un impegno senza ‘na misura.

***

E co un soriso finto da marziano,

risponni: “bentrovato” a chi cià cura,

de ditte: “bentornato”, ma ciài scura

la faccia e te se vede da lontano.

***

Ché te n’andresti via da lì a ‘gni costo,

senza badà a lo stile e a l’etichetta,

( ma perché cacchio nun è er primo agosto?)

***

E mentre ch’aripenzi a ‘sta disdetta,

er capo t’aricorda: “Vòi ‘sto posto?

Datte da fà, ch’è mejo. Damme retta”.

***

Stefano Agostino

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  1. Sarve a tutti e …. bentornati ….. a lo sgobbo.
    Ammazza che me fai aricorda’, era propio così. Mo ‘nvece me capita tutte le matine. Nun m’arzerebbe mai dar letto.

    Ok, penzamo ar penziero der giorno:
    “Nesta a Toronto. Di Vaio a Montreal. Del Piero a Sydney.
    Lazià, prenni esempio e vattene a quer paese pure tu!”
    Scusa, ma Del Piero s’è portato appresso puro l’uccello? Se è così er formellese se pò porta la cornaccia Olimpia.

    Comment di 'svardo — 6 Settembre 2012 @ 08:29
  2. Svejete, bello! – Il Millenovecentoquarantotto, anno in cui ho iniziato gli studi elementari frequentando a Roma in Via Monza n. 9, la “Scuola convitto – fondazione Vittorino Di Camillo” situata all’interno del comprensorio della Cooperativa Case Tranvieri, luogo in cui sono nato e dove ho trascorso tutta l’infanzia … Si scriveva con il pennino intinto nel calamaio posto sul banchetto, dove peraltro consumavamo anche il pranzo con il cucchiaio e la casseruola d’alluminio (a memoria, con meno dello stretto necessario, era il periodo del dopoguerra). A noi bambini era somministrato, insieme con una caramella, oltre all’olio di ricino, il famigerato “olio di fegato di merluzzo”, una vera tortura per l’infanzia. In tutta verità, allo stesso posto, già avevo fatto due anni di asilo infantile, in cui feci le prime esperienze di vita. All’epoca c’erano sia molta socialità sia tanta speranza per il futuro, dopo gli anni bui del fascismo e della guera, insomma, per non farla tanto lunga, ho portato il cosiddetto “zinale”, o tenuta di genere similare, per oltre cinquanta anni, ed anche se ho passato dei periodi in cui ho sofferto sia per le scarse possibilità sia per lo sfruttamento (sul lavoro), oggi la nostalgia per quei tempi vorrebbe farmi tornare indietro!

    Svejete, bello!

    Sentimio Mamma: “Daje berzajeri,
    arzateve sinnò tardate a scòla”.
    Succedeva me pare l’antro jeri,
    che cantamio: «Cucchiaro e cazzarola».

    A quer convitto, drento li tranvieri,
    da piccoletto, co la bavarola,
    ciannavo già co in testa li penzieri
    bazzicanno la prima peparola.

    Cinquant’anni me so’ dovuto arzà
    de prescia, guasi sempre cor fiatone,
    p’arivà a scòla oppuro a lavorà.

    Ma oggi, che nun sto der tutto male,
    pe l’età so’ dovuto annà in penzione,
    m’aripiagno li tempi der zinale.

    Roma, li 28 agosto 2005

    Elio, detto: Manico d’ombrello

    Comment di Elio Malloni — 6 Settembre 2012 @ 08:43
  3. Che fatica ricomincià dopo le ferie, è verissimo! Io però faccio fatica ad alzarmi dal letto tutti i singoli santi giorni dell’anno, per me non fa differenza, è una tortura quotidiana: me sento come… che sto a “ricomincià” ogni giorno!!!

    Comment di Silvio — 6 Settembre 2012 @ 08:54
  4. Io ho iniziato le elementari nel “vicino” 1976 (Scuola Montessori Bilingue “Casa dei bambini” a Monte Mario, via Angelo Fava 8) e già da un po’ c’erano le BIC usa-e-getta 😀 😀 in generale, faccio fatica a ricominciare ogni singolo lunedì.

    Comment di Principessa — 6 Settembre 2012 @ 09:23
  5. Rinvangando li ricordi m’esce fòra che a 4 anni ho principiato co’ l’asilo da le monache, poi l’elementari a la Leopoldo Franchett, l’avviamento industriale a l’Ivo Olivetti (oggi tornata Edmondo De Amicis) er lavoro a 14 anni (fabbro, falegname, ecc…) a 18 anni scòla serale e diploma de ragioniere (ar giorno lavoravo), er lavoro da ‘mpiegato e capo de quarche cosa, la famijia e la penzione a 55 anni cor carico pieno de 40 anni de versamenti. Li ricordi da regazzino? Pochi, perché cor fascismo nu se scialava e poi la guera (ammazza la fame).
    Oggi m’aricordo le poesie ‘mparate a memoria. Si, queste me piaceno ancora e pe’ questo me piaceno li sonetti de Stefano..

    Comment di 'svardo — 6 Settembre 2012 @ 15:24
  6. Salve a tutti. Mi ricordo mia nonna che diceva: si stava meglio quando si stava peggio! E io dico che quelli erano bei tempi perchè eravamo ragazzini e non perchè erano proprio belli. Io penso, comunque, che tutte le mattine ricomincia la vita.

    Comment di letizia — 6 Settembre 2012 @ 17:23
  7. GRANDE STE’ ma… aò ma de che ce lamentamo? Se s’arzamo vordì che semo vivi…
    Sto a scherzà, mamma mia che strazio ste mattine, colle caccole all’occhi, col tempo a Roma caldo-freddo-pioggia, li stormi (de lazieli? magari) che migreno, le pozzanghere eterne delle piogge de 2 giorni fa!
    E poi er traffico ‘mpazzito SEMPRE, nun te poi sbajà: è ROMA !!!

    Comment di Luis — 6 Settembre 2012 @ 19:20
  8. grande Luis!!!Io, per sentirmi ancora più viva, adesso mi vado a prendere un caffè al guaranà (il terzo del giorno).

    Comment di Principessa — 7 Settembre 2012 @ 10:38

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