Roma in rima - Sonetti e poesie in romanesco di Stefano Agostino

I sonetti romani,Romanamente

5 dicembre 2018

Da “Spelacchio” a “Spezzacchio”

Da “Spelacchio” a “Spezzacchio”

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E l’anno scorzo a rompe co Spelacchio.

quest’anno ancora manco ch’è addobbato,

già l’hanno tutti quanti liquidato,

chiamannolo cor nome de Spezzacchio.

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Pe via de quarche ramo ch’è spezzato,

tanto se sa cos’è che fa batacchio,

è er protestà  comunque, lo spauracchio

contro er Comune e chi c’è apportronato.

***

La Raggi è vero che ha già preso toppe

in modo pure spesso grossolano,

ma nun è un arbero a dà carci o coppe.

***

‘Sto modo tutto tipico italiano

de affossà chi ce commanna in troppe

vorte, ha fatto finì in brutte mano.

***

Stefano Agostino

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  1. E l’anno scorzo a rompe co Spelacchio.
    quest’anno ancora manco ch’è addobbato,
    già l’hanno tutti quanti liquidato,
    chiamannolo cor nome de Spezzacchio. … (continua)

    Comment by Stefano — 5 dicembre 2018 @ 05:37
  2. A parer mio si potrebbe evitare di sacrificare un abete gigantesco ogni anno per addobbare per qualche settimana una piazza cittadina

    Comment by Silvio — 5 dicembre 2018 @ 11:51
  3. Sono d’accordissimo con Silvio!
    Buon pomeriggio.

    Comment by letizia — 5 dicembre 2018 @ 13:54
  4. A vederlo cosi, come è raffigurato, mi sembra un grandissimo albero finto, altrimenti non capisco i rammi abbassati in basso. In tal caso, se la mia opinione è giusta, sarebbe la risposta ecologica al commento di Silvio: un bell’albero da smontare e rimontare ogni anno, senza abbatterne uno ogni Natale.

    Comment by 'svardo — 5 dicembre 2018 @ 14:00

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