Roma in rima - Sonetti e poesie in romanesco di Stefano Agostino

I sonetti romani,Romanamente

15 Dicembre 2020

Detti popolari: “a uffa”

Detti popolari: “a uffa”

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Lo sanno tutti che a Roma “a uffa”,

vole indicà lo sbafo e lo scroccone,

er rimedià quarcosa, un ber boccone,

senza pagà moneta, né fà zuffa.

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Ma pochi sanno poi che ‘st’espressione,

deriva dar latino, e no pe truffa,

ad usum fabricae” che nun è fuffa,

ma legna e materiali d’occasione …

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… che senza da pagà arcuna imposta

veniveno portati avanti e indietro,

su granni càri o navi fatte apposta …

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… pe costruì, un metro dopo un metro,

un’opera grandiosa senza sosta,

che poi è la Basilica a San Pietro.

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Stefano Agostino

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  1. Lo sanno tutti che a Roma “a uffa”,
    vole indicà lo sbafo e lo scroccone,
    er rimedià quarcosa, un ber boccone,
    senza pagà moneta, né fà zuffa. …

    Comment by Stefano — 15 Dicembre 2020 @ 04:21
  2. Sì esatto, questa è un’espressione che si è andata trasformando nei secoli. Più che significare “gratis”, oggi “a uffa” esprime qualcosa fatta “inutilmente”: faticare e impegnarsi senza trarne vantaggi.
    E’ molto interessante l’etimologia popolare ed è bello che un ispirato sonetto romanesco ci racconti l’origine linguistica, ai più sconosciuta, di locuzioni antiche tramandate fino ad oggi!

    Comment by Silvio — 15 Dicembre 2020 @ 11:16
  3. Bello questo sonetto su una espressione tipicamente romana! E’ una storia che mi raccontava mia nonna una vita fa! Ad oggi comunque trasformata in “uffa” che si usa per dire che siamo stufi in questo periodo soprattutto dei nostri incapaci governanti!
    Buona Giornata.

    Comment by letizia — 15 Dicembre 2020 @ 14:26
  4. Oggi ho imparato di nuovo qualcosa. Grazie

    Comment by romano cb — 15 Dicembre 2020 @ 16:06

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