Roma in rima - Sonetti e poesie in romanesco di Stefano Agostino

I sonetti romani,Romanamente

2 Marzo 2011

Er frullatore

er frullatore

Er frullatore

***

A vorte ciò come quel’impressione,

de vive fisso ‘ndentro a un frullatore,

coro de qua e de là, tutte le ore,

senza fermamme manco cor bastone.

 ***

Si m’arivedo ar rallentatore,

cerco e aricerco ‘ndo sta la raggione,

d’annà sempre de corza a propurzione,

come a ‘nseguì ‘na vita da rincòre.

 

Me chiedo a cacchio serve e quanto vale

a core come un matto o un invasato,

su e giù, de qua e de là, ma è normale?

 

Ce riuscirò a fermamme e a ripijà fiato,

toje la spina ar frullatore a pale

prima d’uscicce tutto triturato?

 

Stefano Agostino

____________________________

  1. Buongiorno a tutti. Argomento complicato caro Stefano. In effetti sembriamo tutti matti. Io dico sempre che la “salvezza” è in noi, siamo noi che ci complichiamo la vita, che stiamo sbagliando direzione. L’ideale sarebbe l’abolizione del denaro, adottare lo scambio e andare verso una vera spiritualizzazione come nelle societa’ primitive. Dovremmo spogliarci di tutte le ricchezze vere o effimere e andare verso un mondo forse piu’ arcaico, ma sicuramente verso una guarigione. Ma forse il matto sono io !

    Comment di roberto genesis — 2 Marzo 2011 @ 10:30
  2. Che bel messaggio il tuo, Roberto. Grazie. Anche se temo che sia assolutamente utopistico. Purtroppo.

    Comment di Stefano — 2 Marzo 2011 @ 11:13
  3. Io oggi mi sento davvero “frullata”, ma dal punto di vista fisico, non mentale!

    Comment di Principessa — 2 Marzo 2011 @ 11:42
  4. E’ quello che dico continuamente sempre io: ritmi frenetici, condannati alla rincorsa continua contro il tempo, frullatore fisso… Purtroppo non c’è altra opzione, se non si è scelta una vita ascetica, contemplativa, distaccati dal materialismo, allora non ci resta che correre senza mai fermarci! Per questo staccare la spina ogni tanto e allontanarsi da questo manicomio diventa vitale per la sopravvivenza.

    Comment di Silvio — 2 Marzo 2011 @ 13:57
  5. …………ma se “chi si ferma è perduto”, come possiamo fermarci?

    Comment di letizia — 2 Marzo 2011 @ 16:34
  6. Progresso, progresso, progresso. Ecco er male. L’hanno ‘nventato li “primitivi”. Se credeveno de pòte arisparambia’ energie ‘nventannno le comodità. Risurtato?! Mo semo pieni de comodità e pe procurassele, spennemo ‘n sacco de energie. NO, nun se pò aritorna’ “primitivi”, senno aricomnciamo a ‘nventà le comodità.

    Comment di 'svardo — 2 Marzo 2011 @ 17:18
  7. La soluzzione è: tròva chi ce le procura faticanno e a noi nun c’ha da resta’ che godessele.

    Comment di 'svardo — 2 Marzo 2011 @ 17:21
  8. Silvio, d’accordo su tutto. Ovviamente anche sulla necessità di staccare la spina col mondo. Ma quanto vorrei che farlo non debba necessariamente comportare l’uso del passaporto. Letizia, chi si ferma è perduto è un’esortazione a lottare contro le avversità, a non darsi per vinti. Qui si tratta di un desiderio di fuga dai ritmi vorticosi e frenetici della vita di tutti i giorni. ‘Svardo, tornare primitivi no, ma riscoprire che siamo qualcosa in più di semplici robot, quello sicuramente sì.

    Comment di Stefano — 2 Marzo 2011 @ 18:48
  9. Bel sonetto Stefano, ma non è il Frullatore che ce ha tritato… è sto Computer che ci ha disintegrato! Nel mio lavoro i disegni se facevano a mano e chiedere 1 mese per farli non era uno scandalo… Ora lo stesso lavoro lo fai in 2-3 gg… I profani: e ccheccevò, tanto li fai con PC… SEEEE, COL CA…! Ahimè, quanti mestieri scomparsi, poi per colpa de sto PC… Un consiglio ai giovani? Imparateve un mestiere… manuale… Magari imparateve a costruì un frullatore, per esempio…

    Comment di Luis — 2 Marzo 2011 @ 21:16
  10. Luis, grazie per regalarmi un sorriso ad ogni tuo commento. Anche quelli un po’ più seri, come questo.

    Comment di Stefano — 2 Marzo 2011 @ 21:22

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